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Marrakech
Piero Maderna

Whisky Berbere

Dall’Atlante al deserto e ritorno con lo zaino e un fratello berbero

by Piero Maderna published on
August 2013 / 10 days 37
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Ouarzazate

Travel diary

14/8/2013: Ait Benhaddou - Ouarzazate

Dopo una colazione tipica a base di
pane e olio (e tè, naturalmente), ci spostiamo, di nuovo in Grand Taxi
Collectif, a Ouarzazate, stretta tra il deserto e l'alto
atlante. Questa città è famosa per la sua kasbah settecentesca, dove sono state
girate scene di Guerre Stellari e di decine di altri film dei vicini studios,
con argomento biblico, o ambientazione nell'impero romano, in Egitto o
quant'altro.

Ne dà testimonianza il museo
del cinema, pieno di oggetti e set ricostruiti ma a dir la verità un po’ povero
di spiegazioni: o sei un vero cinefilo (di quel genere) o devi andare un po’ a
naso.

È più interessante la vera
kasbah, che visitiamo con una guida locale, che parla italiano e che ci
illustra con dovizia di particolari ogni luogo del palazzo del Pascià (ma qui
si dice Bachà) Glaoui, dalla sua stanza a quella della favorita, a quelle dove
pranzavano o pregavano le sue quattro mogli e le sue venti concubine. La
favorita era sempre la madre del primo erede maschio, e non perdeva mai il suo
titolo.

Il palazzo ha splendidi tetti
intarsiati in legno di cedro e oleandro, usato perché tossico e quindi non
attaccabile dalle termiti.

C'è anche un quartiere
ebraico con una antica sinagoga, ma gli ebrei rimasti se ne sono andati in Israele
nel 1967, ai tempi della guerra dei 6 giorni.

La guida locale ci porta in
un laboratorio di tessitura, dove un uomo lavora ad una coperta.
Tradizionalmente, la tessitura dei tappeti è compito delle donne, mentre gli
uomini si occupano di coperte, copriletto, sciarpe e altro.

La sinagoga è diventata un
negozio-museo, dove un berbero dalla parlantina inglese molto sciolta ci
spiega, prendendo spunto dagli oggetti esposti, varie cose interessanti. Per
esempio, ci parla delle analogie tra la stella di David e la stella a cinque
punte berbera (che campeggia anche sulla bandiera del Marocco), entrambe
basatesu triangoli. E poi, della “carta
di identità” che anticamente portavano le donne berbere. Si tratta di due
spille che portavano sulle spalle, a forma di triangolo per le donne sposate,
di fiore per le ragazze vergini. Le due spille erano unite da una catena, con
appese tante medagliette quanti erano i figli. Se la donna non aveva più
marito, perché vedova o perché ripudiata, non portava più la catena.

Alla fine cerca di vendermi
dei copriletto belli ma un po’ costosi. Avendo già comprato due sciarpe
nell’altro laboratorio, gli lascio solo un’offerta per il museo.

Dopo un pranzo a base di
Tajine, andiamo a riposarci nel piccolo albergo che abbiamo trovato, anche
perché il caldo sta diventando asfissiante.

Salah è sempre più efficiente,
tanto che mi sto quasi annoiando... fa tutto lui, non sono abituato. Però è
indubbio che è un bel vantaggio avere qualcuno che contratta sul prezzo al
posto tuo in tashelhit, la lingua berbera di qui.

La sera, nella piazza
centrale di Ouarzazate, assistiamo ad un bello spettacolo di musica e danze
popolari berbere, chiamato “Ahouach”. Le ballerine sono una quindicina di donne
che ballano tendenzialmente in cerchio, i musicisti sono uomini e suonano un grande
tamburo, oltre al classico liuto berbero e allo strumento ad arco, a due corde,
che si chiama rbab. Forse dura un po’ troppo, alla lunga diventa ripetitivo, ma
è interessante.

Piero Maderna
Next leg: Ait-Ben-Haddou

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