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Urbino
Sabrina Pugliese

Urbino, un tuffo nel Rinascimento

Un remake del '400 per poter favoleggiare in una città ducale, quella ideale per eccellenza.

by Sabrina Pugliese published on
August 2013 / 3 days / 400 EUR 56
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Urbino

Travel story

Urbino 19 agosto 2013 - una musica dolce affonda tra le mura antiche della corte dei Montefeltro. Una musica che può sollecitare solo graziosi passi di danza da scandire nella sala dei banchetti del Palazzo Ducale.

In questo modo si aprono gli eterni “scenari rinascimentali” allestiti come ogni anno per riecheggiare il prestigio del duca della città, Federico Da Montefeltro. Anche quest’anno Urbino è in festa, i coriandoli rendono vivaci anche i vicoli più bui come via “Volta della morte”.

Si respira entusiasmo nell’aria, giovani uomini- vestiti con eleganti costumi d’epoca dai tessuti preziosi- suonano antiche zampogne. Fanciulle con inconsueti copricapo porgono gentili inchini ai passanti. Siamo tornati indietro nel tempo. I visitatori mostrano volti meravigliati e attoniti come quelli di Troisi e Benigni nel film “Non ci resta che piangere”. Passeggiando nelle vie del centro si ha l’impressione non di visitare i meandri di una città ma le stanze di un raffinatissimo palazzo. Ancora oggi si avverte la stessa percezione che ha documentato nel XV secolo il letterato Baldassarre Castiglione. Questi infatti parlava di Urbino come di “una città a forma di palazzo”.

In piazza Rinascimento si accalca una marea di turisti muniti di fotocamera e di spirito della scoperta, consapevoli delle meraviglie artistiche che stanno per ammirare all’interno del Palazzo. Tanto splendore artistico era ed è il simbolo del potere ostentato da Federico Da Montefeltro che grazie alla sua vena di intellettuale e allo stesso tempo di grande mecenate, richiamava a corte artisti da varie parti d’Italia e soprattutto dalle Fiandre e dalla Spagna per allestire la sua residenza nel modo più sfarzoso possibile. I visitatori in massa iniziano la visita dal primo piano. Qui domina il tema della “Madonna con il bambino” affrontato sia con la classica tripartizione dei pannelli, tipica del trittico medievale, sia con la sola presenza della predella centrale.

Il culmine dell’esplorazione nel mondo urbinate si coglie però di fronte al capolavoro della “Flagellazione” del 1450-60 di Piero della Francesca intorno al cui significato gli esperti si stanno ancora interrogando.

Gli stessi visitatori davanti a questo dipinto bisbigliano tra loro:”Chi sarà quel ragazzo biondo e riccio raffigurato nella parte destra del quadro?” Oddantonio, il

fratello di Federico ucciso in una congiura? Non avrà partecipato a tale delitto anche Federico per poter regnare indisturbato sulla città?” Riflessioni che lasciano un senso di avvincente mistero ma anche la propensione a immedesimarsi nella mentalità rinascimentale.

Affacciandosi dalle finestre decorate con lavorazioni di vetro colorato si ha l’illusione di poter dominare la città, uno dei primi obiettivi che il duca ha preso in considerazione per la progettazione del Palazzo Ducale ideata dal dalmata Luciano Laurana intorno al 1460 e portata a termine da Francesco di Giorgio Martini.

Intanto è calata la sera, la visita nel Palazzo ha captato tutta l’attenzione dei turisti e anche il loro tempo. Così i visitatori si confondono nella mischia della piazza mentre piccoli gruppi di ragazzi un po’ brilli cantano a squarciagola inni alla libertà. Si chiamano tra loro “compagni” e si confortano a vicenda convincendosi che siano possibili ancora ideali di giustizia e di uguaglianza. Tratto saliente del luogo è sicuramente l’età media degli abitanti del centro storico e cioè non superiore ai trent’anni. In effetti Urbino è anche nota come città universitaria tant’è che ogni due passi, lungo le vie principali, si ritrova una struttura dell’ateneo o una sua facoltà. Per la festa del Duca i cittadini partecipano persino a tornei storici, mostre, laboratori artistici, mercati rinascimentali mentre alcuni artigiani sull’aia delle loro case mostrano come si intreccia la paglia per costruire ceste e altri utensili domestici. Quindi l’unità base di questa festa è la collaborazione di tutti i residenti. Questi sono riusciti ad assicurarsi persino la presenza di un grande attore che ha contribuito a “fare la storia della tv”, Paolo Villaggio. Il meglio conosciuto “Fantozzi” regala vibranti emozioni al pubblico raccolto intorno a lui nel cortile del Collegio Raffaello ricordando la genialità di Mario Monicelli con cui ha lavorato in “Brancaleone e le Crociate”. Villaggio riesce a pronunciare con occhi lucidi queste parole:” Monicelli ha scelto persino quando e come morire.

E’ stato più forte di quella bestiaccia della malattia. E’ stato quindi il regista della sua stessa vita”.

Dopo questa commovente intervista a Villaggio, come chiusura di serata, a tutti sembra d’obbligo andare in piazzale Roma per commemorare il ricordo del pittore più famoso e importante del Rinascimento, Raffaello Sanzio.

Proprio qui infatti si erge imponente il monumento a lui dedicato perché qui ha lasciato i suoi natali e anche la sua dimora, ora aperta al pubblico. Proprio davanti alla statua del pittore, un anziano del posto racconta a un gruppo di turisti inglesi.”. Due cardinali rimproverarono Raffaello di aver realizzato i dipinti di Pietro e Paolo con colori troppo vivaci e il Sanzio risentito rispose che li aveva dipinti così come sono adesso in Paradiso, rossi per la vergogna considerata la scelleratezza dei nuovi padroni della Chiesa!”. I turisti ridono animatamente e ringraziano l’Italia per tutto ciò che dona e insegna al mondo intero. Così il vecchio buon uomo risponde che è compito di ogni cittadino italiano fare ritorno in un passato ereditato miracolosamente in così splendide condizioni e sarebbe da sciagurati permettere che questo vada in completo degrado. Il vecchio ricorda infatti che solo la memoria può darci forza e sostegno per un futuro che ormai non si prospetta molto promettente.

Sabrina Pugliese

Sabrina Pugliese

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