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Saint Martin (isola dei caraibi)
Dario Cima

Saint Martin, caraibi tra Olanda e Francia

Il territorio abitato più piccolo del mondo ad essere diviso fra due stati diversi

by Dario Cima published on
April 2013 / 7 days / 1300 EUR 61 Final evaluation
  •  Couple

Saint Martin (isola dei caraibi)

Travel story

Saint Martin/St Marteen è un’isola delle Piccole Antille ed è il territorio abitato più piccolo del mondo ad essere diviso fra due stati diversi (Francia ed Olanda). La popolazione è in gran maggioranza nera, ma i bianchi hanno mantenuto le posizioni di potere e prestigio e vivono nelle grandi ville fuori le città.

L’isola ha una forma triangolare con i lati di circa 20 Km di lunghezza; la genesi vulcanica è evidente sul lato orientale con alture collinose che l’aspetto aspro fa sembrare montagne (l’altezza massima è il Pic Paradise 420 metri), mentre ad ovest è pianeggiante ed occupata in gran parte da una laguna interna. Nonostante le frequenti piogge (concentrate nei pomeriggi del periodo più caldo tra Aprile e Novembre) non esistono corsi d’acqua dolce.

L’isola è famosa per le sue 37 spiagge sabbiose che sul lato orientale sono esposte agli alisei, quindi ventose e battute dalle onde, mentre sul lato nordorientale sono riparate e con mare cistallino.

Sabato 13 Aprile 2013

Con un volo Air France da Parigi in otto ore abbiamo raggiunto il moderno aeroporto principessa Juliana (sulla parte olandese di
Sint Marteen), famoso per gli spettacolari atterraggi visibili dalla spiaggia di Maho. Abbiamo preso all’Avis una Hyundai I 20 con cambio automatico e raggiunto facilmente il resort The Tower at Mullet Bay che si trova all’interno dell’unico campo da golf dell’isola. Siamo andati a cena alla vicina zona di Maho, che dovrebbe essere una delle più vive, ma in realtà si riduce ad un centinaio di metri di “passeggiata” dove ci sono negozi “duty free” ed un paio di casinò.
Dal “Sunset Bar & Grill”, dove abbiamo mangiato, proprio sulla spiaggia si possono vedere molto da vicino gli aerei che atterranno anche al buio. Al rientro abbiamo fatto la spesa nell’unico supermercato di Maho; come gli altri negozi chiude a mezzanotte, si paga in dollari USA o fiorini olandesi e pesi e volumi seguono il metodo anglosassone (libbre, once …).

Domenica 14 Aprile 2013

Mattinata in spiaggia a '''Mullet Bay''', spiaggia lunga 1 miglio, ampia, bianca, riparata all’interno di una baia, ombreggiata da palme e mangrovie. Acqua calda, vento gradevole e snorkeling che non offre viste spettacolari se non qualche pesce colorato. Abbiamo pranzato in uno dei rustici “lolo” della spiaggia (birra e ribs -spuntature di maiale alla brace-), poi siamo andati a Philisburg (la capitale della zona olandese) che è considerata il centro dello shopping (però solo in “orario d’ufficio”); questa cittadina non offre grandi motivi
d’interesse tranne una piccola zona in stile coloniale ed il lungomare che termina con l’approdo delle grandi navi da crociera.

Abbiamo poi proseguito per Oyster Bay, Dawn beach e Baie Lucas, tutte spiagge orientali esposte al vento e battute dalle onde; belle foto con lo sfondo dell’isola di Saint Barthélemy, ma mare non per noi.
Attraversato il simbolico confine tra Olanda e Francia siamo passato per il piccolo e poco interessante centro abitato 
di Orleans che si ritiene essere il più vecchio insediamento francese
dell’isola. L’abitato si affaccia su uno stagno lacustre (etang aux poissons) separato dalla grande e spettacolare Baie de l’Embouchure (estuario), riserva naturale con isolotti e tratti di spiaggia riparata da scogliere. Questa baia è conosciuta anche con i nomi di Coconut Groove e Galion. Dopo il tramonto siamo tornati indietro e l’isola sembra praticamente deserta, anche la celebrata vita notturna di Maho e Simpson Bay si limita ad un po’ di casinò, qualche bar, alcuni ristoranti ed un paio di locali per adulti (in Olanda la prostituzione è legale). A Simpson Bay ci siamo fermati a cenare al famoso Lee’s Roadside Grill, ristorante vicino ad uno dei due sbocchi in mare della laguna di Simpson, che con 30,00 $ a persona ha un rapporto qualità prezzo da considerarsi onesto tenuto conto della musica dal
vivo.  La dimensione dell’isola (grande come 1/3 dell’isola
d’Elba, ma con il doppio degli abitanti) non ha favorito lo svilupparsi di
tradizioni originali e le canzoni che si sentono in giro sono tutte “importate” dai caraibi spagnoli o dagli USA

Lunedì 15 Aprile 2013

Giro di Terres Basses, zona francese dell’isola che circonda come un anello la grande laguna interna di Simpson. La prima spiaggia che si trova è Long Bay, grande con sabbia bianca, ma esposta al vento e con accesso in acqua limitato da una lunga e bassa scogliera; si arriva a Plum bay, più riparata, bella ma con scarsa ombra se non quella delle palme piantate all’interno di splendide ville. La successiva '''Baie Rouge''' è molto bella, riparata sotto scogliere che formano anche un arco in mare ed ombreggiata. Dopo una mattinata in spiaggia abbiamo pranzato al lolo e poi ripreso la macchia attraversando Baie Nettlè (nessuna attrattiva rispetto alle altre spiagge) raggiungendo infine '''Marigot''', la capitale francese dell’isola, Marigot è più curata della capitale olandese, con alcune vie dalle caratteristiche architetture coloniali (Rue de la Republic), il bel mercato, un grande e moderno mall e la piccola Marina (dove abbiamo cenato). Al tramonto siamo saliti sul promontorio che domina la città dove ci sono i ruderi '''Fort Luis'''. La vista è spettacolare, si domina Marigot e tutta la laguna di Simpson fino all’aeroporto (con la videocamera si individua facilmente anche il nostro albergo che in linea d’aria non è lontanissimo anche se per raggiungerlo si deve fare tutto il giro della grande laguna interna).

Martedì 16 Aprile 2013

Spiagge del Nord in territorio francese: ‘’’Friar Bay’’’, una bella spiaggia riparata dal vento, attrezzata con ombrelloni e sdraio e con un ristorante che dà un’idea di eleganza. Non ci siamo fermati, ma abbiamo attraversato a piedi il promontorio che separa Friar Bay dalla vicina ‘’’Happy Bay (Anse Heureuse)’’’ e li ci siamo fermati. Poche centinaia di metri ma tutt’altro ambiente; Happy Bay è molto bella, “selvaggia”, isolata (frequentata da qualche nudista), ampia e
bordata da mangrovie e palme. Nel pomeriggio abbiamo proseguito il nostro giro verso nord raggiungendo in breve Grand Case, un villaggio di pescatori sorto su una grande baia e vicino al piccolo aeroporto sul lato francese dell’isola. Da qui si vede tutta la lunga e piatta isola di Anguilla, c’è qualche ristorante sulla spiaggia, ma nel complesso non vale una sosta al mare. Abbiamo poi raggiunto la zona settentrionale di Baie de l’Embouchure dove ci siamo fermati nel tratto più riparato, conosciuto come ‘’’Galion Bay’’’. Le basse scogliere verso l’Atlantico sono battute da onde spumeggianti mentre all’interno si trova
la tipica spiaggia caraibica da sogno: acqua bassa e calma, sabbia bianchissima e poco vento che muove palme e altri alberi che  forniscono una bella ombra. Al  ritorno abbiamo trovato di nuovo traffico a Marigot, poi dopo una sosta in albergo siamo andati a Phillisburg per cercare un ristorante, ma la capitale olandese era deserta e buia e l’unico locale aperto era un Mc Donald’s in mezzo a due Casinò.

Mercoledì 17 Aprile 2013
Mattinata destinata all’escursione sul ‘’’Pic Paradis’’’, la vetta più alta, che nonostante i suoi 420 metri d’altezza sembra una vera montagna; l’ascesa in auto è è piuttosto inquietante perchè l’unica strada è in forte pendenza e tanto stretta da consentire il passaggio di un’auto alla volta. In cima belle vedute, vegetazione lussureggiante ed umidità, ma il sentiero da fare a piedi è agevole. Al ritorno poco interessanti le spiagge di Pong de la Barrier, Ilet Pinel e Grand Cayes; bella ma troppo “sciccosa” Anse Marcel. Pranzo ad un ristorantino sulla
spiaggia di Grand Case con vista dellabaia e della lunga e piatta isola di Anguilla. Al ritorno sosta a Cupecoy, una serie di baiette riparate da falesie ma esposte alle correnti e dove è tollerato il nudismo, ad aspettare il tramonto.

Giovedì 18 Aprile 2013

Mattinata in spiaggia vicino all’albergo e poi nel pomeriggio shopping a Philisburg. Ci siamo trattenuti fino a tardi aspettando l’apertura del carnevale locale che prevede un corteo di canti e balli con arrivo al “Carnival Village” sull’isolotto all’interno della laguna di Philisburg, Pond Island, collegato da due ponti alla terraferma. 

Venerdì 19 Aprile 2013

Altra escursione verso le zona est con obiettivo Orient Beach (Baie Oriental), nota come la “St Tropez dei Caraibi”; in realtà è una spiaggia sabbiosa battuta dagli alisei dove ci sono locali piuttosto eleganti che forniscono lettini colorati ed ombrelloni: non per noi. Siamo così tornati nella tranquillissima Galion dove abbiamo passato tutta la giornata. Per il ritorno abbiamo deciso di percorrere tutta la costa est anche per vedere Guana Bay, profonda ma molto esposta, dove c’è un resort in cui (fortunatamente) non avevamo trovato posto.

Sabato e Domenica 20-21 Aprile 2013

Risveglio mattiniero per sfruttare l’ultima mattinata di mare e poi preparazione per la partenza. Abbiamo passato un paio d’ore al “Sunset Bar & Grill” di  Maho Beach a filmare e fotografare ravvicinati atterraggi di velivoli di tutte le dimensioni. Prima di riconsegnare l’auto abbiamo comprato qualcosa di sfizioso da “Zee Best”, famosa  pasticceria di specialità francesi (ma anche olandesi) e poi siamo entrati nel moderno aeroporto. Volo un po’ in ritardo, la giornata coperta non ci ha consentito grandi foto del nostro decollo. 
Notte di volo ed arrivo in una fredda alba a Parigi dove c’era un po’ di
caos all’aeroporto Charles De Gaulle; anche questo scalo che era un gioiello di funzionalità ed architettura si vedono i segni della crisi economica europea.

Dario Cima

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  • Saint Martin
  • The Towers at Mullet Bay, Lowlands, Sint Maarten

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