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Una delle spiagge Ovest
Dario Cima

Guadalupe, la Francia ai caraibi.

Grande Terre, dominata dal vulcano Soufriére, quasi mai visibile a causa delle nuvole che lo circondano.

by Dario Cima published on
June 2011 / 8 days / 1300 EUR 67 Final evaluation
  •  Couple

Guadalupe

Travel story

Guadalupa (Guadaloupe) è un arcipelago composto da una decina di isole abitate da circa mezzo milione di cittadini francesi, infatti questa zona delle piccole Antille è un dipartimento d’oltremare della Francia. La superficie è circa 10 volte quella dell’isola d’Elba. Le due isole principali, Grande-Terre (la più piccola!) e Basse-Terre (quella montuosa !), sono separate da un canale di mare largo appena una ventina di metri chiamato Rivière Salée (Fiume Salato) e la forma delle due isole ricorda una farfalla con le ali aperte. Seppure così vicine, le due isole sono diversissime tra loro, Basse-Terre è in realtà la sommità di un vulcano ancora attivo, ricoperta di giungla tropicale alimentata dalle nuvole che incappucciano La  Soufrière (1467  metri slm); Grande-Terre è in gran parte un tavolato carsico creato dai coralli dall’aspetto arido con il versante occidentale interrotto da ripide colline e canyon verdeggianti. Le altre isole, scarsamente abitate sono: La Désirade, Marie-Galante, Les Saintes, Saint-Martin e Saint-Barthélemy.

La capitale della regione è Basse-Terre, sull’omonima isola, ma è sulla costa meridionale di Grande-Terre che si concentrano le attività produttive e turistiche di Guadalupa; qui c’è la città principale, Pointe-à-Pitre, le grandi piantagioni di canna da zucchero ed i frequentati luoghi di villeggiatura sorti sulle spiagge di sabbia corallina al riparo degli alisei.

L’isola di Guadalupa (l’insieme di Basse-Terre e Grande-Terre) che i nativi arawaks chiamavano Keikera, fu scoperta nel 1493 da Cristoforo Colombo che le diede il nome del santuario spagnolo di  Santa Maria De Guadalupe; vari stati coloniali si alternarono fino al XIX secolo ma l’impronta francese è dominante.

La maggioranza della popolazione, di origini nere africane, culturalmente caratterizza questa porzione di Francia: per molti aspetti sembra di essere veramente in Europa (belle strade, supermercati, cura degli spazi comuni), salvo poi scoprire insospettabili culti sincretistici (ad esempio in alcuni paesi è tabù uscire di casa dopo il tramonto, oppure la continuità tra il mondo dei vivi e dei morti testimoniata dalla spettacolare cura dei cimiteri), ricette culinarie particolari (accras –fritti misti- ouassous -gamberoni di fiume-, matètè de crabe -granchio-), retaggi musicali del continente nero (il ritmo Gwo Ka, le danze lewoz, toumblack e grage) fusi con la tradizione caraibica (zouk, calypso, reggae, beguine). 
La lingua ufficiale è il francese, parlato da tutti (pochissimi conoscono l’inglese), anche se familiarmente è usato il locale ‘patois’ creolo.

Io e mia moglie siamo stati una settimana al Creole Beach, uno degli alberghi storici che sorge su un promontorio occupato nel XVII secolo da una postazione di cannoni francesi, i resti della fortezza dominano ancora le strutture del’albergo. Il periodo dal 10 al 18 Giugno è considerato l’inizio della stagione meno turistica, anche se come in tutti i tropici, l’unico periodo sconsigliato è agosto per il rischio (peraltro modesto così vicino all’equatore) di uragani.

Venerdì 10 Giugno 2011

I voli per Guadalupe partono da Orly, così dovendo prevedere il cambio di aeroporto (i voli da Roma arrivano al Charles de Gaulle) ne abbiamo
approfittato per una giornata di sosta a Parigi. Abbiamo alloggiato al Mont Blanc, un alberghetto nel quartiere latino (Rue de la Huchette costo 100 euro per la stanza doppia) sulla rive gauche a cento metri da Notre Dame. Classica visita a Notre Dame (faceva freddo e pioveva), passeggiata sull’isola (ile de citè) e poi sulla riva destra a Rue de Rivoli fino al Louvre. Serata al quartiere latino dove abbiamo ottimamente mangiato in un ristorantino tipico (escargot, raclette, crepes…) con 20 Euro a testa. Dopo cena altra passeggiata per vedere la tour Eiffel illuminata.

Sabato 11 Giugno 2011

Ad ora di pranzo siamo partiti con un volo Corsair (Boeing 747 con buon servizio a bordo) e dopo otto ore di volo siamo atterrati a Pointe a Pitre, ritirando una Suzuki Alto a noleggio (l’auto è indispensabile!). In meno di mezz’ora siamo arrivati a Point de la Verdure (le Gosier) al
Creole Beach per poi andare a cena in uno dei locali creoli della zona (il famoso “ti punch” –rum “agricolo”, zucchero e lime- è buonissimo).

Domenica 12 Giugno 2011

Siamo capitati nel fine settimana della Pentecoste (il cinquantesimo giorno dopo la Resurrezione di Gesù) che nella regione si festeggia con tre giorni di gite, pic-nic ed arresto praticamente totale di tutte le attività lavorative. Mattina in albergo con spiaggia piccola ma bella e riparata dagli alisei. Pomeriggio nella deludente città di Pointe a Pitre la cui unica attività fiorente sembrano essere le sartorie di abiti da cerimonia. Lungo la strada c’è invece la suggestiva fortezza di Fort Fleur d'épée, piazzaforte francese tra le ultime ad essere smantellate che conserva intatta buona parte della cinta muraria, dei sotterranei e dei cannoni. La fortezza domina da una parte la grande ansa di le
Gosier e dall’altra la città di Pointe a Pitre. Cena a Sante Anne, paese di pescatori famoso per la spiaggia illuminata anche di  notte e che in questi giorni di festa è frequentatissima. Cena proprio sul bagnasciuga in uno dei due ristorantini aperti in questi giorni di festa dove tutti cucinano sulla spiaggia tra un bagno e l’altro.

Lunedì 13 Giugno 2011

Giornata nella zona meridionale dell’isola di Basse-Terre, separata da Grande-Terre dal “Fiume salato”, un braccio di mare largo una trentina di metri che mette in comunicazione il Grand Cul de Sac a Nord ed il Petit Cul de Sac a Sud. La strada è buona e quasi non ci si accorge di passare da un’isola all’altra. Percorrendo la Route de la Traversée si arriva al Parc Nationale de la  Guadaloupe e si inizia ben presto a salire verso la zona centrale di Grande Terre, dominata dal vulcano Soufriére, quasi mai visibile a causa delle nuvole che lo circondano. La prima sosta è stata alla zona delle Cascade aux Écrivesses, formate da uno dei molti fiumi che dall’alta foresta tropicale, dove piove sempre, scende scrosciando tra le scure rocce vulcaniche. Il sentiero è breve e facilmente percorribile, molta attenzione è stata prestata anche ai portatori di handicap che possono raggiungere facilmente la zona più
suggestiva della cascata, l’ultimo salto si getta nel microscopico laghetto pieno di gamberi di fiume che hanno dato il nome alla zona. La zona della cascata, uno dei luoghi turistici più frequentati dell’isola (si stima 400.000 persone l’anno), in realtà era deserta mentre nella parte più in basso del fiume, attrezzata come zona per picnic, c’erano di buona mattina già decine di famiglie attrezzatissime con cibarie e bevande. Ripresa la macchina, si raggiunge in breve tempo il parcheggio della Maison de la Forete, un piccolo edificio
in legno (dove si potrebbero ottenere informazioni se non fosse che anche oggi è tutto chiuso) dal quale si parte per un sentiero che però è bloccato a causa del crollo di un ponticello; pochi metri più avanti si può comunque scendere verso il fiume Bras-David, dove è possibile fare il bagno e attraversare il guado per addentrarsi nella foresta. Ancora in macchina procedendo sulla Route de la Traversée per arrivare ad un’altitudine di quasi 800 metri al passo de Les Mammelles, dominato da due antiche cime vulcaniche dalla incontrovertibile forma. Da qui partono molti sentieri, soprattutto per gli amanti del trekking,
e la vista spazia verso la costa occidentale; non vale il tempo impiegato la digressione al belvedere di Morne à Luise, raggiungibile grazie ad una strada poco rassicurante, dall’alto la vista è limitata dalla vegetazione e si intuisce appena la costa occidentale mentre quella orientale e Grande-Terre si vedono un po’ meglio. La discesa verso Mahaut è spettacolare con la vista dell’isolotto Pigeon al centro della “Riserva Cousteau” (zona famosa per le immersioni). In questa zona ci sono poche spiagge, scure e poco ombreggiate, ed invece ampi tratti di tormentata costa lavica traversata da piccoli e scroscianti fiumi alimentati dalle piogge in montagna.  Il lungomare di Bouillante, molto curato con alte palme non invoglia ai bagni, qui l’accesso all’acqua è praticamente impossibile ed il forte odore delle sorgenti sulfuree (che in questa zona escono anche in mare) non aiuta. Ancora proseguendo la strada costiera, tra improvvisi scroscioni di pioggia (siamo sotto al vulcano) in breve si arriva e si supera senza rimorsi la capitale Basse-Terre per poi internarsi e raggiungere Trois Rivieres. Lungo la strada belle viste della costa, delle isolette Les Saintes e in lontananza di Dominica (distante una trentina di chilometri, anch’essa col suo vulcano circondato dalle nuvole). Risalendo la costa orientale di Basse-Terre, prima di raggiungere Capesterre, c’è la deviazione per Grand Etang, un lago vulcanico bordato da una vegetazione incredibile per dimensioni e colori. Questo è l’unico posto dove abbiamo trovato le zanzare (e sembra che in acqua ci siano anche le sanguisughe). Si
continua ancora a risalire la montagna per raggiungere l’imperdibile visita alle Cascate del Carbet, le più alte delle Piccole Antille con tre salti spettacolari tra la foresta pluviale. Per chi non può camminare il percorso è brevissimo, già dal belvedere (accessibile anche ai portatori di handicap) sono visibili i primi due salti; il sentiero poi si addentra nella vegetazione e tra passerelle di legno e ponticelli si può arrivare in 20 minuti alla seconda cascata, per chi ha più tempo ed energia ci
sono le deviazioni per la prima e la terza cascata (durata dei singoli percorsi circa 2 ore ciascuno). Nel caldo umido della foresta si insinuano sprazzi di sole subito sostituiti da veri e propri diluvi di piogge tropicali. 

Martedì 14 Giugno 2011

Giornata in albergo. La spiaggia è piccola ma tranquilla, camminando tra sabbia e piccoli promontori rocciosi si possono raggiungere altre piccole insenature sabbiose senza poter però arrivare alla grande spiaggia di le Gosier (a meno di non percorrere un tratto di strada asfaltata). Un po’ a causa della stagione (considerata bassa anche se inspiegabilmente), un po’ a causa dei centri più turistici sviluppatisi verso est (Saint-Francois e Sainte-Anne), gran parte degli alberghi della zona è semiabbandonata e un’esplosione di vegetazione spontanea con fiori coloratissimi sta conquistando spazio. Oggi
finalmente i negozi sono aperti e siamo andati in un supermercato dove ci siamo provvisti di bevande e cibo per non essere costretti sempre ad uscire dall’albergo. All’esterno di ogni supermercato c’è un punto vendita di una famosa catena locale di panetterie dalle quali si esce con “regolamentare” baguette sottobraccio e qualche dolce alla cioccolata. Pomeriggio ancora in albergo con improvvise piogge, arcobaleni e sole splendente.

Mercoledì 15 Giugno 2011

Giornata dedicata al giro dell’isola di Grande-Terre. Abbiamo puntato verso est seguendo la costa fino a Sainte-Anne, la strada è un continuo e ripido saliscendi tra vallette verdeggianti che terminano in mare. Questa parte della costa è battuta dagli alisei (venti che spirano tutto l’anno da est) e le lunghe spiagge bianche riparate dalla barriera hanno solo pochi punti di comodo accesso al mare aperto sempre agitato. La spiaggia più famosa, Plage de la Caravelle, ospita il
Club Mediterranee, seguono poi la selvaggia Plage de Bois Jolan e
l’attrezzatissima ed ampia Plage de Raisins Clairs. Senza grande interesse invece la cittadina di Saint-Francois tranne che per il curato porto turistico. Da qui il territorio è di tipo carsico formato da coralli, piatto e con vegetazione rigogliosa ma bassa. La sabbia praticamente scompare e la strada per alcuni chilometro corre parallela al mare che è praticamente invisibile oltre la cortina fitta di vegetazione. All’improvviso si arriva all’estremità orientale dell’isola: la spettacolare Pointe des Chateaux, una penisola semidesertica e rocciosa, dove il mare si infrange su alte scogliere coralline e microscopici isolotti. In lontananza la sagoma dell’isola La Desirade che ricorda una nave rovesciata. Tornando indietro sull’unica strada che raggiunge la punta, si può trovare l’indicazione per l’indimenticabile Anse Tarare, una spiaggetta riparatissima ed ombreggiata (paradiso dei naturisti, ma non solo) raggiungibile grazie ad un breve sentiero tra la bassa e rigogliosa
vegetazione; dopo la furia del mare, del vento e del sole su Pointe de Chateaux sembra di essere su un altro pianeta. Insomma Anse Tarare merita una lunga sosta, anche se lo snorkeling non riserva grandi spettacoli.  Ripresa la macchina, abbiamo puntato verso nord superando il paese di Le Moule fino a Lagon de la Porte d’Enfer (la porta dell’inferno), un vero e proprio fiordo profondo circa mezzo
chilometro, che nel punto più interno ha una spiaggetta formata da un piccolo fiume e verso il mare aperto è un intrico di scogli battuti dal mare. L’acqua è inizialmente caldissima, poi mentre ci si avvicina al mare aperto le correnti si fanno sentire sia per la diversa temperatura sia per il movimento ondoso. La zona è completamente isolata è ben organizzata per i pic-nic, ma volendo, c’è anche un piccolo bar-ristorante che è fornito di energia elettrica da un generatore a gasolio. La salita per proseguire verso il primo belvedere (Pointe de Piton) è piuttosto ripida ma la vista su Porte d’Enfer è spettacolare. Dopo 5 chilometri si raggiunge il punto più settentrionale dell’isola, Pointe de la Grande Vigie. Da questo stretto promontorio roccioso, a circa 100 metri di altitudine, la vista spazia sulle falesie della costa est fino a Porte d’Enfer e sulle scogliere della costa ovest. Ripresa la strada e traversato il paese di Anse-Bertrand abbiamo raggiunto la grande
spiaggia bianca di Anse du Souffleur. Qui il mare è calmo e trasparente e si inizia a vedere la tipica vegetazione di mangrovie che copre tutta la zona del Grand Cul de Sac appena più a sud. Una caratteristica di questa bella spiaggia è il cimitero che vi si affaccia, uno dei tanti posizionati in luoghi ameni con tombe in mattonelle bianche e nere oppure semplici fosse delimitate da coralli e grosse conchiglie o ancora fatte come vasche da bagno. Uno dei cimiteri più caratteristici si trova invece seguendo la strada verso sud nel grosso centro di Morne-a-l’eau, vere e proprie casette ricoperte di mattonelle si assiepano
su un lato della collina che domina l’abitato.

Giovedì 16 Giugno 2011

Mattinata sull’Ilette du Gosier, l’isolotto antistante il porticciolo di Le Gosier che abbiamo raggiunto con una barca da pesca che effettua un quasi regolare servizio di traghetto. L’isola è minuscola (l’equivalente di un paio di campi da calcio) ed ospita un faro non più usato ed un piccolo bar-ristorante; le belle spiagge verso l’isola principale sono formate da lingue di sabbia bianca e da una barriera corallina di scarso interesse (anche se questo luogo viene spacciato come un paradiso dello snorkeling), il lato esposto al vento è invece impraticabile sia per la struttura rocciosa sia per il mare agitato. Qui abbiamo trovato gli unici italiani del nostro viaggio, quattro astigiani, e per una mezz’ora sull’Ilette de Gosier c’erano solamente sei persone, tutte italiane. Dopo
un paio d’ore il cielo si è annuvolato ed abbiamo fatto in tempo a riprendere una barca per tornare in albergo prima della forte pioggia. Pomeriggio in albergo.

Venerdì 17 Giugno 2011

Oggi visita della zona settentrionale di Basse-Terre. Nonostante il traffico intenso intorno a Pointe a Pitre, abbiamo rapidamente raggiunto Sainte-Rose, porticciolo da dove partono tutte le escursioni verso gli isolotti di mangrovie e la barriera corallina del Grand Cul-de-Sac. Per chi non avesse già visitato l’intrico delle mangrovie, si tratta sicuramente di escursioni interessanti, noi invece abbiamo proseguito verso le spiagge riparate della costa ovest. La prima baia che si incontra è Anse de la Perle fronteggiata dall’isolotto di Kahouane; la
spiaggia è rosata molto simile alla successiva Grande Anse, più grande e ugualmente bella, racchiusa tra due promontori verdeggianti e ombreggiata da alte palme. Molto bella e più piccola la Plage de Ferry dove finalmente si può fare un po’ di snorkeling interessante davanti ai
due promontori che la riparano; ancor più bella, e sicuramente quella che ci è più piaciuta a Basse-Terre, è Petit Anse che merita una lunga sosta sia per i bagni che per lo snorkeling. Tutte le spiagge occidentali sono caratterizzate dalla presenza di piccoli fiumi che dalla montagna si sono aperti  la strada fino al mare e Petit Anse, non più larga di cento metri, ne presenta addirittura due. L’ombra nel primo pomeriggio non è moltissima e ci siamo riparati proprio sotto ad una pianta di mancinelle, il “temibile” alberello che provoca irritazioni cutanee e produce frutti tossici molto simili alle mele. Proseguendo verso sud abbiamo traversato Pointe-Noire, da qui in poi le coste sono tutte
rocciose con piccole spiagge dalla scura sabbia vulcanica. Abbiamo raggiunto in breve Mahaut per poi prendere la  Route de la  Traversée verso oriente. Prima della Maison de la Foret ci siamo fermati per
fare un bagno nello scrosciante fiume Bras-David, le pozze più profonde con acqua fresca e limpida vanno condivise con qualche pesce di dimensioni intorno ai trenta centimetri. Tornati in albergo, siamo usciti quasi subito per andare al mercato del venerdì a Le Gosier, mercato colorato e movimentato che non offre un granché per chi cerca souvenir.

Sabato 18 Giugno 2011

Ultima mattinata in albergo. Siamo rimasti in spiaggia più a lungo possibile e poi dopo mezzogiorno abbiamo lasciato la stanza ed abbiamo mangiato una pizza prima di andare in aeroporto.

 










Dario Cima

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  • by Anonymous

  • Hotel Creole Beach, Le Gosier, Pointe-à-Pitre, Guadeloupe
  • HOTEL DU MONT BLANC, Rue de la Huchette, Paris, France

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