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Architiello
Dario Cima

Gargano 2015

Settembre al Gargano

by Dario Cima published on
September 2015 / 7 days / 450 EUR 88 Final evaluation
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Gargano (Puglia)

Travel story

Gargano 2015

Grazie alla buona offerta di un appartamento nel complesso di Pugnochiuso abbiamo passato una settimana tranquilla e fortunatamente di bel tempo dal 12 al 19 Settembre 2015 in Puglia.

Ero andato a Pugnochiuso negli anni '70, da ragazzino, e ho trovato un posto che, fuori stagione, appare ancora quasi incontaminato.

Il Gargano, noto anche come Sperone d'Italia, è un promontorio montuoso nel nord della Puglia (provincia di Foggia), proteso nel Mare Adriatico. Si tratta di un massiccio montuoso isolato tra il mare e la grande pianura pugliese, il manto vegetale è estremamente esteso soprattutto considerata la limitata vegetazione della Puglia (la regione meno "verde" d'Italia).

Il terreno è caratterizzato dal fenomeno del carsismo e praticamente non ci sono corsi d'acqua in superficie, ma il biancore delle rocce, il verde delle piante e l'azzurro del mare creano un panorama bello e movimentato.

Abitato dalla più lontana preistoria ha sempre rappresentato una terra di passaggio, ma la popolazione è sempre stata numericamente modesta. Il culto di San Michele Arcangelo ha dato dal V secolo un impulso notevole ai pellegrinaggi ed anche San Francesco percorse la variante della Via Francigena che ancora unisce i punti del culto micaelico. Guerre e saccheggi hanno segnato la storia del promontorio conteso tra oriente ed occidente; tra la fine del regno borbonico e l’unità d’Italia iniziò un periodo di abbandono e spopolamento che sarebbe terminato solamente con lo sviluppo turistico del 1960.

Sabato 12 Settembre

Partiti da Roma con calma abbiamo traversato l’appennino in Molise e dopo la piattezza del Tavoliere delle Puglie e dell’area di Manfredonia, nel primo pomeriggio abbiamo affrontato gli ultimi tortuosi chilometri di strada litoranea del Gargano che consentono la visione di stupendi panorami di scogliere, falesie, isolotti e archi naturali fino a raggiungere la zona di Pugnochiuso.

PUGNOCHIUSO

Pugnochiuso è un comprensorio balneare circondato da un folto bosco dove spiccano numerose conifere e si trovano molti animali selvatici, come i mufloni, all’interno del Parco Naturale del Gargano.

La zona, praticamente accessibile solo agli ospiti di un paio di alberghi e resort, è in posizione elevata verso l'affascinante tratto di costa sud del Gargano sul Mare Adriatico tra Mattinata e Vieste, a ridosso delle due baie contigue di Pugnochiuso e Portopiatto.

Dagli anni ’70 sono sorti lussuosi Resort, Alberghi, Villaggi turistici con strutture ben tenute (parco curatissimo piscine, campi da tennis, Centro Commerciale).

Noi alloggiavamo al Residence i Delfini sopra la stupenda spiaggia di Portopiatto, raggiungibile grazie ad una gradinata.

La spiaggia è di sabbia e ciottoli (non sono comunque necessarie le scarpette da scoglio come invece in altre spiagge della zona), racchiusa tra una falesia di arenaria dorata ed una parete di bianca roccia calcarea con grotte.

Lunedì 14 Settembre verso Nord da Pugnochiuso a Peschici

Percorrendo la strada litoranea verso nord in direzione di Viestesi incontra a 6 Km la spettacolare spiaggia di Portogreco dominata dalla Torre di Porto Greco, punto di difesa costiera edificato nel XV secolo contro le continue incursioni saracene insieme ad un’altra decina di fortificazioni sulla costa del Gargano. Il sentiero da percorrere per raggiungere a piedi la spiaggia dal piccolo slargo sulla litoranea è piuttosto impervio (circa 400 metri), ma corre in un folto bosco ombroso. (Rientrando la sera abbiamo trovato un paio di auto forzate).

Da questo punto in poi la costa si fa a tratti più bassa e le spiagge un po’ più ampie e un po’ più sabbiose. La prima spiaggia grande è Baia dei Campi attrezzata per la balneazione (da qui partono anche i barconi che fanno il giro delle grotte), ma niente di eccezionale nonostante i due isolotti prospicenti movimentino il paesaggio.

Stretta tra la Torre di San Felice (vista spettacolare fino a Vieste) ed il promontorio che termina col famoso Architiello (ben visibile dalla torre), c’è la quasi paludosa Baia di San Felice.

Prima di arrivare a Vieste si trova la lunga spiaggia sabbiosa di Portonuovo e l’influenza turistica comincia ad essere invasiva, quasi una Rimini garganica!

Subito dopo c’è la spiaggia della Scialara (o Castello) col caratteristico monolito svettante di Pizzomunno.

All’estremità nord del lungo arenile, Pizzomunno, è una formazione di roccia bianca alta 25 metri che svetta sulla spiaggia a pochi metri dalla falesia di Vieste.

Pizzomunno secondo la leggenda sarebbe un giovane tramutato in pietra dalle sirene gelose del suo amore per Cristalda (rappresentata dalla falesia, vicina ma irraggiungibile).

Bar, discoteche, ristoranti, pizzerie per tutti coloro che cercano qualcosa in più rispetto al mare.

Vieste

Vieste è un borgo medievale di origini antichissime; la città più orientale del promontorio del Gargano si trova all'interno delParco Nazionale, a metà strada traPeschici e Mattinata.

Vieste custodisce un centro storico medievale (detto anche “Vieste Vecchia”), con stradine (spesso gradinate) ed antiche abitazioni (in parte scavate nella roccia e talvolta con balconcini panoramici –mignali-) che spesso ospitano negozietti di souvenir e botteghe artigianali.

Il Castello svevo è stato costruito nella metà del sec. XIII, ma ampiamente modificato ad opera degli spagnoli nel XVI. Sorge su una rupe che domina Vieste e ne fa un belvedere da non perdere; ha forma triangolare con i tre angoli fortificati da bastioni a forma di lancia, lo spigolo verso l’abitato è imponente ed affilatissimo, mentre il lato opposto strapiomba verso la spiaggia della Scialara (o Castello) col caratteristico monolito svettante di Pizzomunno. Oggi è sede militare e raramente sono consentite visite all’interno.

Scendendo verso piazzetta Petrone, rimodernata in maniera gradevole, si trova un altro belvedere sul litorale e poco oltre, in Via Judeca, la spettacolare vista dello strapiombo di Ripa, lato meridionale della Punta San Francesco, una falesia perforata da grotte naturali spesso consolidate da opere in muratura. La piccola penisola è l’estremità del roccione su cui sorge il quartiere medioevale, abitata fin da tempi remoti a causa della sua posizione strategica, un bastione naturale che ne rendeva difficile l’assalto via mare. Il nome della penisola è legato a quello della chiesa e del monastero che sorgono all’estremità proprio sulla punta edificati nella metà del 1400. Le alterne vicissitudine della città hanno visto il complesso religioso trasformato in avamposto militare, poi carcere militare e civile.

Abbiamo pranzato al ristorante “Sapori di mare” buon menù e splendida vista.

La Cattedrale risale alla seconda metà dell’XI secolo, la costruzione conserva nel suo complesso il primitivo stile romanico-pugliese e nell’imponente campanile quello del tardo barocco (1722). A seguito di ripetuti saccheggi attuati dai saraceni nel 1480 e 1554 e del devastante terremoto del maggio del 1646 ,la cattedrale ha subito negli anni modificazioni che ne hanno alterato le sue sembianze originarie. All’esterno della cattedrale si può notare l’imponente campanile del tardo barocco mentre se si scorge l’interno si può notare perfettamente la pianta a basilica romanica, l’area interna a sua volta si distingue in tre navate suddivise da due file di sei colonne aventi i capitelli corinzi e cubici.

I capitelli mostrano particolari elementi ornativi di incisione rudimentale che riprendono le tematiche riguardanti il mondo animale e quello naturale come i galli, gli uccelli, i cavalli, i draghi e foglie di vario genere tra cui spiccano quelle di palma e acanto.

Il soffitto ligneo è in stile barocco napoletano, nella chiesa è custodita la statua della Madonna di Santa Maria di Merino ( pregevole scultura in legno XIV sec.) che la tradizione dice essere rinvenuta da alcuni marinai sulla spiaggia di Vieste.

A pochi metri dalla cattedrale troviamo “la Chianca Amara", pietra-monumento su cui furono trucidati donne , vecchi e bambini nel anno 1554, durante un’incursione delle orde del sanguinario pirata Turco Draguth Rais.

Uscendo da Vieste Vecchia verso il porto si trova il breve lungomare di Via Marinai d’Italia con di fronte l’isolotto di S. Eufemia che ospita il faro.

Ripresa l’auto, parcheggiata nel parcheggio del porto, abbiamo proseguito verso nord lasciandosi a destra le spiagge sabbiose di Scialmarino ,La Chianca eCrovatico per arrivare a Peschici, arroccata su una rupe alta 90 metri a picco sul mare.

Peschici

L’accesso alla zona più antica del borgo marinaro avviene dalla Porta del Ponte, ingresso fortificato alla zona medievale.

La zona più antica culmina con il maestoso castello normanno (che oggi ospita un museo delle macchine da tortura) a strapiombo sul mare.

In basso si incontra, subito dopo la Porta, la cattedrale dedicata a Sant’Elia, di origine duecentesca con campanile dall’aspetto fortificato.

Si sale verso in castello in un dedalo di pietra, con scalinate scavate nella roccia, archetti, piazzette dalla vista spettacolare su falesie e spiagge, case bianche che digradano verso il mare.

Usciti dalla cittadina ci siamo diretti verso la Torre di Monte Pucci, altra torre costiera con ampio panorama verso ovest dove si perde a vista d’occhio la lunga baia di Calenella (ombreggiata da una bella pineta) e verso est con il trabucco di Monte Pucci (una strutture in legno sospese sul mare, un tempo dedite alla pesca oggi scenografici ristorantini) e più lontana Peschici.

Martedì 15 Settembre L’interno del Gargano

Monte Sant’Angelo

Suggestivo centro medievale ad 800 metri sopra il livello del mare (il comune più alto del Gargano). Nella zona più elevata si trova il Castello con la torre dei Giganti, camminando tra negozi e forni (che profumano di pane di grandi dimensioni e di ostie ripiene -dolcetti farciti di mandorle e miele-) si arriva al Santuario di San Michele Arcangelo. Il santuario fin dal VI secolo è meta di fedeli cristiani (in particolare il 29 Settembre), oggi è Patrimonio dell'Umanità Unesco.

All’esterno l’elegante facciata e la tozza torre campanaria ottagonale fronteggiano la scalinata che porta alla Chiesa di Santa Maria Maggiore con il battistero noto come Tomba di Rotari.

L’accesso al santuario avviene attraverso il portone sulla destra e si scende una scalinata (d’epoca angioina) scavata nella roccia che consente di arrivare alla grotta dove nel 490 apparve l’Arcangelo Michele.

Le pareti della scalinata sono tutte affrescate con immagini di Santi e Cavalieri con scritte talvolta in lingue incomprensibili e numerose incisioni raffigurante delle mani.

A metà della scalinata un baldacchino a tre altarini e colonnine tortili contiene una statua in marmo di una Madonna i cui occhi neri sono di una straordinaria espressività. La lunga gradinata (86 scalini) termina in un atrio che consente l’accesso al Museo e alla piccola corte porticata sul cui ciglio scorre una loggetta. Una gradinata formata da sei scalini semicircolari immette al grande portale marmoreo di fattura romanica con due grandi ante di bronzo (realizzate a Costantinopoli nel 1076).

Varcato l’ingresso, si trova una grande navata gotica divisa in tre campate e chiusa da una volta a crociera. A destra c’è l’altare di S. Francesco, il santo dei poveri giunse probabilmente qui in pellegrinaggio nel 1216.

Qualche passo ancora e sempre a destra si apre la spelonca, una sinuosa caverna la cui volta rocciosa si presenta irregolare ed a differenti livelli. Osservando la Grotta da sinistra si trovano l’altare di S.Pietro e quello del Crocifisso, poi un trono regale scolpito in marmo ed un altare con baldacchino dedicato alla Madonna del Soccorso. Nel punto più profondo della caverna c’è una nicchia con la statua dell’Arcangelo Michele (il Pozzetto) nel cui interno si raccoglieva la “stilla”(il gocciolio d’acqua che scendeva dalla roccia). Al centro il Sagrato che si presenta da sinistra con una Cattedra episcopale (dell’XI secolo) finemente decorata e con lo schienale a cuspide, il Presbiterio con l’altare dell’Arcangelo ed infine una statua in pietra raffigurante il Santo martire Sebastiano.

San Giovanni Rotondo

La città di San Giovanni Rotondo, meta di pellegrini che accorgono da tutto il mondo per portare omaggio alle spoglie di San Pio da Pietralcina, fu fondata nel 1095 sulle rovine di un preesistente villaggio del IV secolo a.C.

Anche se il centro storico è di qualche interesse, l’attenzione di gran parte di fedeli e turisti si concentra sui luoghi legati al culto di Padre Pio, ovvero al complesso conventuale di Santa Maria delle Grazie (formato dal convento dei cappuccini, da una chiesa antica -1530- ed una chiesa nuova entrambe dedicate a Santa Maria delle Grazie), l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza e il nuovo santuario di San Pio.

Con l’intenzione di poter ospitare in modo consono il notevole afflusso di migliaia di pellegrini che affluivano sempre più numerosi a San Giovanni Rotondo venne fatta costruire un’altra chiesa, su volere esplicito di Padre Pio. La chiesa nuova, progettata dall’architetto Giuseppe Gentile fu consacrata il 1º luglio 1959. La navata centrale è dominata da uno stupendo mosaico raffigurante La Madonna delle Grazie. Nel piano sottostante era situata la cripta dove riposava il corpo di San Pio da Pietrelcina, sotto un monolito di 30 quintali.

Nel 2010 la salma di Padre Pio è stata traslata nella cripta del nuovo Santuario San Pio da Pietralcina, ideato da Renzo Piano. L’enorme nuovo Santuario è stata inaugurato il 1º luglio 2004, progettato in stile contemporaneo può ospitare al coperto oltre 7000.

Con i suoi 6.000 m² è una delle chiese più grandi in Italia; decorato da sfarzosi mosaici dorati e vetrate policrome raccoglie anche molte opere d’arte contemporanea moderna di grandi architetti ed artisti italiani (altari, croci, statue, un enorme organo con 5.814 canne), il complesso forse stride col suo splendore pensando al padre francescano che ha originato la devozione per questo luogo. Nella grande cripta è visibile il corpo di San Pio morto nel 1968 e santificato nel 2002.

Verso l’interno si scende rapidamente a San Marco in Lamis, cittadina la cui storia si intreccia con quella del vicino convento di San Matteo Apostolo, una vera e propria fortezza che sorveglia dall’alto la verde vallata del fiume Starale. L’originale santuario del V secolo dedicato a San Giovanni venne ingrandito e fortificato in epoca longobarda, passando in varie epoche dai benedettini ai cistercensi ed infine ai francescani. Alla metà del 1500 ai frati minori venne donata una reliquia (un dente) di San Matteo, santo a cui quindi fu intitolato il grande edificio. Ora accoglie anche una grande e prestigiosa biblioteca e lungo l’elegante corridoio interno prima della chiesa c’è un grande presepio che merita una visita.

Mercoledì 16 e Giovedì 17 Settembre verso Sud da Pugnochiuso a Mattinata

Percorrendo la strada litoranea verso sud in direzione di Mattinatasi incontra Cala della Pergola, spiaggetta facilmente raggiungibile in auto a sud del faro di Pugnochiuso, appena fuori del comprensorio.

Dopo circa 13 Km si arriva alla spiaggia di Vignanotica (o Baia dei Gabbiani) con sabbia mista a ghiaia e ciottoli, come tutte le spiagge di questo tratto costiero. La baia è chiusa da una falesia di calcare bianco e la strada per raggiungerla diventa via via più stretta, l’ultimo centinaio di metri va fatto comunque a piedi su strada bianca riservata ai pulmini che fanno la spola al vicino campeggio o ai vari parcheggi a pagamento. Un altro accesso a Vignanotica è poco più a sud ed è un sentiero ben segnato, ma piuttosto lungo che inizia dal promontorio dopo il quale si incontra la Baia delle Zagare (o dei Baia dei Faraglioni).

Il suo profilo della zona è famosissimo grazie ai due faraglioni che emergono dal mare separando in due spiagge la baia. La zona è apprezzata a livello internazionale grazie al suggestivo scenario di mare, foreste e falesie.

L’accesso è facile solo per i residenti negli hotel della zona, oppure costringe ad una camminata a piedi di circa 1 Km partendo direttamente dalla litoranea (e può non essere facile trovare un posto dove lasciare l’auto).

Segue Mattinatella, interessante soprattutto per un paio di ristorantini sulla spiaggia e per i servizi turistici offerti.

Mattinata era la colonia greca di Apeneste, florida in epoca romana decadde dopo l’invasione saracena. Arrivando dalla strada ha ben poco di affascinante, moderne palazzine bianche ad un chilometro dal mare che ricoprono le due colline di Castelluccio e Coppa della Madonna; solo il piccolo centro storico con la chiesa ed il palazzo del Municipio mostra l’importanza della città nel XVIII secolo e fuori dal centro abitato si trovano importanti testimonianze del passato.

La necropoli di Monte Matino (o monte Saraceno) con i resti di 500 tombe scavate nella roccia era luogo sacro per i Dauni, una tribù pacifica che visse isolata dedicandosi a caccia, pesca e agricoltura; i reperti recuperati sono conservati al museo civico di Mattinata e in quello di Manfredonia).

Monte Sacro ospita il sito più suggestivo: l'abbazia benedettina della Santissima Trinità, ormai abbandonata. La montagna (con 874 m la più alta vetta del Gargano) era un tempo conosciuta come Monte Dodoneo, luogo sacro a Giove.

Secondo la tradizione il Santo Vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, ebbe un'apparizione dell'Arcangelo Michele che gli indicò il sito dove erigere una chiesa in sostituzione del tempio pagano.

Edificata nel V secolo l’abbazia fu abbandonata definitivamente mille anni dopo; questo abbandono e l’impervia collocazione hanno permesso a ciò che rimane di mantenere l’originario impianto di stile garganico-pugliese-romanico del medioevo. Oggi restano magnifici ruderi collocabili all'interno di un pellegrinaggio micaelico; il sentiero non è proprio una passeggiata, ma dall’ultimo posto dove lasciare l’auto (poco prima dell’agriturismo Monte Sacro) si sale traversando il bosco di querce e faggi senza troppa difficoltà in circa mezz’ora.

Dario Cima

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